IL LUOGO
Sulla prima collina che guarda, da sud, la città di Belluno, proprio accanto alla strada che corre parallela alla sponda sinistra del Piave, sorge la casa dove nacque Dino Buzzati.
La villa, che oggi appare come una armoniosa costruzione padronale di campagna, fa risalire le sue origini probabilmente al Cinquecento.
Quando venne costruita, accanto alla piccola chiesa dedicata a San Pellegrino, che dà il nome alla località, la costruzione doveva essere però una semplice residenza di uso agricolo.
Fu la famiglia Buzzati, quando ne entrò in possesso nel 1811, a restaurarla in modo radicale nel corso del XIX secolo, trasformandola in quella che oggi si presenta come una villa in stile romantico: totalmente differente, per personalità e caratteristiche, rispetto alle tradizionali ville venete.
Il corpo centrale e le due ali laterali sono interamente affrescati secondo il gusto dell’epoca: soggetti mitologici si alternano a inserti in stile gotico, mentre il giardino antistante, tra viali e spazi erbosi, costituisce molto più di una semplice cornice. Un lungo viale di carpini, una bella vera da pozzo in ferro battuto, la presenza di alberi monumentali costituiscono il contrappunto naturale alle architetture del luogo, che contano, oltre alla villa e alle sue dipendenze, un suggestivo granaio e la chiesetta dove, il 23 ottobre 1906, Dino Buzzati venne battezzato.
Lo scrittore amò sempre la casa dove trascorse le estati della sua infanzia, al punto da farne un luogo di rifugio, e di ritorno, per tutta la sua vita: il fascino dell’edificio, oggi ancora intatto, esercitò su di lui una influenza importante nella maniera stessa di percepire lo spazio.
“(Villa San Pellegrino) rappresenta uno dei fondamenti del mio “mondo” poetico – ebbe a dire Dino Buzzati in un’intervista - Soprattutto dal punto di vista fantastico”.
E, ancora: “Gli scricchiolii, la sera, la porta chiusa o aperta, di notte, nel buio…Queste son cose bellissime! E sono cose da cui sono venute fuori le novelle di Poe, infatti… Questo tipo di mistero – parlo del mistero della casa ma anche del mistero dei rumori nel giardino – implica la presenza di entità sconosciute, probabilmente immaginarie…(…) E perché, a dire il vero, il mistero della casa in fondo è più denso di quello del bosco? Perché la casa è abitata da tanta gente. E questa gente ha lasciato – su questo c’è poco da discutere – qualche cosa nei muri. Ho la sensazione, anzi sono convinto che i muri assorbono qualche cosa di coloro i quali ci vivono in mezzo”.
